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Dall’Hortus Deliciarum al manoscritto Voynich: l’opera delle badesse illuminate del medioevo

Nei secoli tra l’inizio del 1100 e la fine del 1200 si verificò in Europa un fenomeno per noi di grande interesse: quello delle badesse illuminate. Sicuramente Hildegard von Bingen fu una genia, ma non fu un caso isolato; d’altro canto il ruolo e il peso politico delle badesse veniva dal fatto che provenivano da famiglie aristocratiche le quali avviavano le bambine in abbazie dove poi, divenendo badesse, avrebbero contribuito a sostenere, col loro peso politico, il potere la aristocratica famiglia. le badesse erano a tutti gli effetti creature politiche oltreché spirituali.

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Beghinaggi: le sacre case delle libere donne

<Deve essersi chiusa in una stanza in campagna per scrivere quello che ha scritto; – afferma Virginia Woolf in “Una stanza tutta per sé”, a proposito di una poetessa inglese – per le donne la difficoltà era molto più grande: in primo luogo era completamente impossibile avere una stanza tutta per sé, e non diciamo una stanza tranquilla o a prova di rumori. Perfino i poeti più poveri potevano prendere un alloggio separato che, per quanto miserabile, era pur sempre un rifugio contro le pretese e la tirannia della famiglia>. Ispirate dalle parole di Virginia ci prepariamo all’incontro con i beghinaggi fiamminghi, case e quartieri dove le donne sin dal medioevo hanno potuto vivere al sicuro e in pace senza sposarsi e senza farsi monache, ovvero senza rispondere a un marito o a un abate.

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I megaliti di Minorca

Minorca è una delle 3 isole Baleari, la più piccola e la più distante dalla terra ferma, collegata però alle isole più grandi del Mediterraneo – Sardegna, Sicilia, Malta, Creta – da un unificante megalitismo tipico. Per tutta la sua estensione, Minorca è completamente ricoperta da siti megalitici che si trovano solo qua, il che fa sì che tutta l’isola sia un’unica grande area cerimoniale.

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Testo e foto CC Devana 2023

Ringrazio Chicca Morone per aver condiviso il mio articolo sulla rivista online Civico20

Le donne del Monte Verità

Era il 1900, l’inizio del secolo. Due donne e quattro uomini vagavano a piedi attraverso il Ticino svizzero e la parte più settentrionale della Lombardia, quella che si incunea nella Federazione Svizzera. Tra loro vi era la sassone Ida Hofmann. Come il resto del gruppo, indossava larghi abiti in lino, calzava semplici sandali e teneva i capelli liberi, appena trattenuti da una fascia sulla fronte. Si potrebbe dire che fossero hippy ante litteram. Tuttavia avevano ben chiaro cosa fare: volevano acquistare un terreno su cui creare la loro comunità spirituale, quella che col nome di Monte Verità sarebbe passata alla storia e avrebbe influenzato per decenni le generazioni ribelli, esempio e stimolo per molte persone che volevano cambiare approccio alla vita.

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Trilogia lucano-calabra Il cammino delle tre Dee

La costa ionica della Calabria, che fu la Magna Grecia, conserva fortissime tracce degli antichi culti femminili. Da qua, la Grande Madre non se ne è mai andata, al contrario si è trasformata in dozzine di Madonne che costellano le verdi montagne della Sila. Ma sono rimaste anche tracce del suo triplice volto nelle tre Dee dell’antica Grecia prepatriarcale, insediate in altrettante città che si susseguono lungo la costa da est a ovest: Athena a Sibari, Demetra a Cirò ed Hera a Crotone. Nel corso del mio viaggio in questa che ho definito la terra delle matrie, le ho incontrate tutte, prima separatamente, poi insieme.

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Trilogia lucano-calabra Megaliti di Calabria

Le bellezze della Calabria legate al mare cristallino, ai numerosi monasteri e alle vestigia della Magna Grecia sono conosciute e apprezzate ormai. Ma la Calabria di cui vi voglio parlare non è questa: è la Calabria dei megaliti, poco conosciuti ma pieni di forza, mistero e magia.

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Trilogia lucano-calabra Mater MATERA da tempio della Dea a cisterna

Estate 2020, causa covid non mi è permesso andare all’estero per le mie solite ricerche archeosciamaniche con taglio matrifocale. “Ripiego” sull’Italia e parto per un viaggio che mi fa sempre più innamorare di questo Paese bello e dannato oltre ogni comprensione. Le ruote su cui viaggio mi portano ad attraversare alcuni tra i borghi storici e le spiagge più affascinanti dell’Italia adriatica: Fano, Loreto, Acquaviva Picena, i lidi di Vasto e Petacciato, il lago di Varano nel Gargano, Peschici e Vieste e finalmente Matera, la regina. L’emozione alla bocca dello stomaco che ho provato scendendo nei “Sassi” all’imbrunire di un giorno di luglio e trovandomi di fronte lo spettacolo della antica città di tufo costruita nella gravina (il canyon), l’ho provata solo un’altra volta, così intensa, nel corso di decenni di viaggi e archeoricerche: fu quando in Perù superai la Puerta del Sol e mi trovai di fronte al Macchu Picchu.

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либретто музыкальной оперы «Кристин и город благородных дам»

Ниже мы публикуем русский перевод либретто музыкальной аллегорической оперы «Кристин и город благородных дам». Оригинальное либретто Деваны, музыка Карлотты Феррари. Загрузите бесплатный pdf-файл download

Libreto de ópera musical Cristine e la ciudad de las damas

A continuación publicamos la traducción al español del libreto de la ópera musical alegórica Cristina y la ciudad de las damas. Libreto original de Devana, música de Carlotta Ferrari. Descarga gratis el pdf

La misteriosa scrittura segreta delle donne

Il Nüshu è la misteriosa scrittura segreta delle donne cinesi, che richiama la Lingua Ignota di Hildegard von Bingen e i rotondi pittogrammi neolitici delle civiltà matrifocali. Il territorio in cui prese vita, il Jiangyong, circondato com’era da alte montagne, ha contribuito a mantenere la scrittura segreta femminile nascosta al mondo per moltissimo tempo. Si sviluppò, come segreto atto di disobbedienza femminile, nelle comunità agricole fortemente patriarcali ispirate al sistema androcentrico confuciano, nel quale la donna era destinata a servire tre padroni: il padre, il marito e i figli maschi, in una vita fatta di lavoro e obbedienza incessante. Una sopportazione inculcata sin da bambine anche mediante la dolorosa pratica dei “piedi fasciati”, ipocritamente chiamati loti d’oro, che ne limitavano fortemente la mobilità, relegando le donne ancora di più entro le mura domestiche, dove non di rado subivano maltrattamenti, abusi e violenze.

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