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Filodiretto



18/07/2017 13:02:38
La sciamana moderna, parte 6: creare il tempio in casa


di Devana
Durante i miei viaggi ho visto spesso, nei luoghi sacri, alberi adornati con nastri colorati. Questo magico rituale esiste non soltanto in regioni europee di matrice celtica ma anche in Nepal o in Tibet, dove in mancanza di alberi vengono adornate, con bandierine colorate, torri fatte con sassi impilati. Nell’Europa celtica tuttavia questa usanza è molto diffusa e tornando a casa da un viaggio in Irlanda decisi di decorare con nastri e piccoli oggetti il melo sotto al quale avevo già in precedenza creato il mio altare della Dea. Il melo è uno degli alberi maestri della tradizione celtica. Il mio piccolo melo ora è un tripudio di nastri e strisce di stoffa colorate che ho appeso ai suoi rami. L’altare della Dea è la risposta a un’esigenza che avevo nel cuore. Ho molti piccoli altari in ogni angolo della casa perché mi piace l’idea di vivere in una casa-tempio. Su vecchi tavolini coperti da un panno metto soprattutto pietre, bastoncini d’incenso, conchiglie, piccoli oggetti e immagini che per me hanno un significato sacro.
Tuttavia desideravo creare anche qualcosa fuori casa, nella natura, dedicato alla Dea. Così ho spostato in giardino una statuetta femminile in argilla, in un angolo che mi “chiamava”: sotto il melo. L’ho adornata con piccoli bracciali di perline intorno al collo e attorno a lei ho posto i miei cairn fatti con pile di pietre laviche tondeggianti, perline e animaletti di vetro colorato, conchiglie, sassolini particolari, specchietti e pezzi di legno con forme strane, il tutto disposto intorno alla Dea (nella foto). Una volta alla settimana esco e benedico la statuetta con acqua vibrazionale che carico in casa sotto una piccola piramide. Spruzzo un po’ di quell’acqua su tutto l’altare e sui rami del melo sacro, accendo una candelina (se non c’è vento) in un piccolo bicchiere e lascio in una ciotola un po’ di riso o di grano. Inoltre metto attenzione sacra in ogni mio gesto quotidiano, specialmente mentre cucino, ma anche quando pulisco l’orto o rifaccio il letto al mattino. Ogni piccolo gesto quotidiano può essere fatto in modo cerimoniale focalizzandosi sul fatto che è un servizio alla comunità e alla Dea.
Nella civiltà matrifocale vissuta e prosperata nell’Antica Europa in epoca neolitica (8.000 a.C.-3.000 a.C. circa), veniva adorata la Dea Madre e ogni donna era la sacerdotessa della sua casa. Non c’era distinzione tra vita spirituale e vita ordinaria. Si praticava una spiritualità domestica e fare il pane o cuocere il vasellame o ancora tessere erano considerate attività sacre della spiritualità femminile (l’unica riconosciuta per migliaia di anni). Per questo ho riempito la mia casa di piccoli altari e immagini della Dea, come facevano le nostre sorelle del neolitico in base ai ritrovamenti delle statuette della Dea, vicino ai forni nelle case, effettuati dall’archeologa Marija Gimbutas.
Le comunità erano guidate dalle donne anziane. Tessere era compito loro, onorate e sagge “tessitrici dei rapporti umani”. La tessitura era una attività rituale. Tutte le Dee più antiche erano tessitrici. In Egitto la Dea tessitrice, precedente tutti gli altri dèi, era Nut. Dea “Madre-Padre” senza forma né sesso, che si generò da sé autofecondandosi e dalla quale derivarono tutte le cose. Il suo nome significa infatti “Io vengo da me stessa”. Nut è la Grande Madre, la Vergine Immacolata. Come “Madre Originale” era una divinità androgina, che inglobava tanto l’aspetto femminile come quello maschile. Nut corrisponde all’Athena greca. Athena possedeva le conoscenze tecniche usate nella tessitura. Non ebbe mai alcun marito od amante e per questo era conosciuta come Athena Parthenos (la vergine Athena). E ancora le tre Parche latine, le tre Moire greche, le tre Norne scandinave: una fila, una tesse e una taglia il filo, insieme tessono l’arazzo del destino. La vita di ogni persona è una corda nel loro telaio e la lunghezza della corda è la lunghezza della vita dell’individuo. Tutte le antiche Dee partenogenetiche, create da se stesse senza l’aiuto del seme maschile, gradualmente si trasformarono in fidanzate, spose e figlie, come risposta al sistema patriarcale e patrilineare.
Nello Shinto, la religione originaria giapponese, Amaterasu Omikami è la “Grande luce splendente Madre degli Dei”. E’ rappresentata da uno specchio poiché è così luminosa e brillante da non poter essere guardata a occhio nudo. Da lei discende il Giappone stesso. E’ un culto antico di migliaia d’anni, quasi una forma di animismo che celebra la natura e la presenza della divinità in tutte le forme viventi collegate ad essa. Amaterasu inventa l’arte della tessitura e vive in un’enorme sala colma di telai dove tesse le stoffe meravigliose che servono da modello per i kimono (secondo la tradizione i colori delle stoffe sono fonte di vita). Nei secoli II e I a.C. il Giappone fiorì come una federazione di numerose comunità molte delle quali governate da donne che detenevano un solido e indiscusso potere. Il buddismo fu introdotto solo nel 300 d.C., fino a quel momento solo “la via degli dei” shin-to era riconosciuta dal popolo.
Da sempre l’arte della tessitura è collegata alla Dea e alla Sacra Femminità. Trama e ordito rappresentano yin e yang, inspiro ed espiro della vita. Tessitura è l’arte del Creare. All’incrocio tra ordito verticale e trama orizzontale, la Dea tesse attraverso gesti di armonia, il ritmo della creazione. poiché trama e ordito sono l’andata e il ritorno. I 4 lati del telaio rappresentano le 4 direzioni e i 4 elementi alchemici (nord-terra, est-aria, sud-fuoco e ovest-acqua) le 4 fasi della creazione: acque superiori (aria), raggi (fuoco), terra e acque inferiori. Tessendo in cerchio tra donne, si incontra la Dea nei suoi differenti aspetti: Brigid la devozione, Isis la conoscenza, Afrodite la bellezza, Morrigan l’arditezza, Amaterasu, Nut, AThena. Le leggende narrano che Excalibur, la sacra spada di Britannia impugnata da Artù, gli conferiva immortalità e invincibilità grazie al fodero, tessuto dalla sorella Morgana durante 3 giorni di digiuno e meditazione.
Costruitevi un piccolo telaio e provate a tessere la vostra piccola borsina delle offerte. Una volta pronta ecco cosa potrebbe contenere: si possono riempire dei sacchettini di stoffa, ancora meglio se cuciti da sé, con tabacco naturale, riso, grano, sale, zucchero, erbe semi e fiori essiccati. Queste sostanze durano qualche tempo nei sacchettini e se avrete l’accortezza di riporli in una borsa a tracolla, che userete per fare le vostre passeggiate nella natura, o in una più piccola da mettere in valigia quando viaggiate, rimangono già pronti per ogni necessità. Infatti non potete sapere quando vi può capitare di trovarvi in un luogo che sentiate sacro. Con la pratica vi capiterà di frequente di “sentire” la magia e la sacralità e desiderare di fermarvi un attimo, connettervi allo Spirito del luogo e fare una piccola offerta. Se avete i vostri sacchettini non dovrete sbizzarrirvi a cercare qualcosa in giro da poter offrire. Si possono anche di riporre piccolissime quantità di offerte, tutte insieme nello stesso sacchettino e tenerlo appeso al collo come una collana. In questo caso però evitate il sale e lo zucchero che potrebbero sciogliersi col calore del corpo e rovinare sacchetto e contenuto.
Nelle cerimonie si usa poi creare un altare, mettendo tutti i simboli, gli oggetti sacri, gli strumenti e le offerte che la nostra creatività ci detta in quel momento. Se le cerimonie sono collettive è ancora più bello creare l’altare tutte insieme. Spontaneamente l’altare assumerà una connotazione particolare a seconda dell’energia del luogo, del momento e delle persone che si riuniscono a celebrare. La base di ogni altare è un tavolino, ma può essere anche sistemato direttamente a terra su una coperta. Io ho comprato in Perù la mia coperta per l’altare, una pezza di un metro quadrato tessuta a mano. La porto sempre con me quando mi sposto per celebrare cerimonie. Potete accendere una grande candela con molti stoppini per dare al vostro altare la caratteristica del fuoco. Ciotole con acqua, semi e un pezzetto di palosanto completano la simbologia dei quattro elementi intorno alla piuma di gufo “colui che vede nell’oscurità”.
Si possono aggiungere fiori, freschi o secchi, piccole pietre, rametti di menta e rosmarino, una ciotola con l’acqua al centro, bottigliette di agua florida e di oli essenziali, candele, un pezzetto di legno di palosanto e poi simboli della Dea in diversi luoghi della terra: un calderone e una trinacria d’argilla, la foto di una statuetta etrusca, una piuma, una fetta di pane. Il palosanto è cedro del Libano. E’ usato nelle culture andine per purificare l’area cerimoniale. Ma si possono usare anche bastoncini di incenso o di salvia secca.
E’ anche bello creare mandala di varie forme usando fiorellini, chicchi di grano e riso, semi di girasole, sesamo, mandorle, zucchero e rametti di rosmarino. Per creare il suono poi si aggiungono campane tibetane e campane di cristallo (molto più costose). Si usano spesso gli strumenti etnici nelle cerimonie. Poiché sono facili da suonare, non richiedono particolari studi o abilità ma solo sensibilità e apertura di cuore. Ma sono in grado di offrire un’atmosfera mistica sublime che aiuta gli spiriti a elevarsi velocemente e gli animi a porsi in un’attitudine di pace e comprensione, essenziali per contattare la divinità interiore.
Creare piccoli altari in casa e in giardino naturalmente non basta a garantire di camminare la via della spiritualità femminile. Le componenti sono molte altre e occorre soprattutto studio, pratica e onestà. Ma sicuramente passare accanto a un altare con immagini che richiamino la spiritualità nativa e la Dea contribuisce a risvegliare le memorie sopite nell’acqua delle nostre cellule. E’ un buon sistema per creare nella propria abitazione una atmosfera sacra, di rispetto, pace e contemplazione e a portare in quegli angoli il proprio pensiero positivo e il proprio riconoscimento della sacralità della Vita.

Estratto da “Manuale della sciamana moderna”, di Devana (Età dell’acquario 2015)

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