La sciamana moderna – part5

Gli elementi terra e fuoco e le loro cerimonie

Vi sono alcuni luoghi, particolarmente selvaggi, dove la voce della Madre si sente chiara e forte poiché non ci sono altre distrazioni. Viaggiando ho imparato a fare con poco: riesco a stare via un mese con un solo cambio di abiti, facendo il bucato negli ostelli. Mangio spesso solo frutta o al massimo un pezzo di pane e formaggio. Ho sviluppato il senso dell’adattabilità. E in momenti di “crisi”, dove ci sono spese da tagliare, questo talento del saper fare a meno di quasi tutto, nutrendo la parte spirituale anziché quella materiale, è un alleato prezioso. La terra ci insegna in ogni momento come creare bellezza con niente.

Ho già accennato all’isola Skellig Michael, a largo della costa sudoccidentale irlandese. E’ la prima di un importantissimo allineamento dedicato a Lugh, poi divenuto l’arcangelo Michele della tradizione cristiana. L’allineamento attraversa poi il St. Michael’s Mount in Cornovaglia, il Mont Saint-Michel in Normandia e la Sacra di San Michele in Val Susa, Piemonte. In quest’isola sperduta, rocciosa, battuta dai venti, quasi uno scoglio invivibile a strapiombo sull’oceano, si ritirarono 1.500 anni fa alcuni monaci fondando un monastero. Arrivare in cima per vedere ciò che rimane delle capanne di sassi in cui vissero, richiede buone gambe. Là il dono si riceve durante la salita: ogni piccolo buco nella terra è una tana/nido di pulcinella di mare. Questi strani uccelli metà rapaci e metà pinguini vivono in tane nella terra come roditori. Salire in silenzio, fraternizzare con la natura ovunque si vada e lasciare che in ogni momento la Dea ci offra la sua medicina attraverso piante, animali, Spiriti ed elementi, fa parte dell’attitudine sciamanica di vita. E’ bene avere sempre con sé qualcosa da offrire alla terra, un po’ di tabacco, di sale o di grano, per ringraziarla, onorare la sua bellezza e celebrare la propria piccola cerimonia anche durante una semplice passeggiata nel bosco.

I nostri antenati creavano piccole colline artificiali, detti mound o tumuli, che venivano piantumate per segnalarle e rappresentavano il ventre gravido della Dea. In quei luoghi le comunità pagane andavano a pregare e a connettersi con uno dei due grandi momenti iniziatici della vita: la nascita. Se ne trovano anche in Italia, non così perfettamente tonde come quelli inglesi ma terrazzate come piramidi a gradoni: il senso non cambia. Trovare uno di questi tumuli, salirci e collegarsi con la Terra è assolutamente consigliabile. La sensazione di connessione con l’elemento terra dalla cima di una collinetta piantumata è completamente differente da quello che si sente stando in un campo o in montagna. La rotondità e il fatto che, spesso, all’interno siano cave, le trasforma in veri e propri ventri pulsanti di vita. Quando poi ci sono aperture e tunnel orientati alla levata eliaca nei solstizi o equinozi, il raggio solare che penetra per pochi minuti diritto al centro della collina ricrea per analogia il momento in cui il seme del  maschio cosmico feconda il grembo della Grande Madre. In quel momento si sperimenta la perfetta unione del Maschio e della Femmina in noi.

Nel giardino della mia casetta in Valganna ho creato un piccolo orto circolare con un altare al centro composto da tre pietre – un quarzo, una pietra rossa locale e una pietra rotonda lavica proveniente da Vulcano. Mentre zappavo e dissodavo la terra pulendola dai sassi, pensavo di aiutare la Madre a spurgare un ascesso. Poi ho rivoltato la terra con la vanga e offerto tabacco sia per chiedere scusa alla terra poiché la stavo ferendo, sia  per ringraziarla in anticipo per i doni che sarebbero venuti. Infine, prima di seminare, ho cantato col tamburo e il bastone della pioggia per chiedere il permesso agli Spiriti del luogo. Le tribù native di tutto il mondo, che vivono secondo una modalità sciamanica, lo fanno regolarmente. Offrono alla terra prima di prendere, chiedono il permesso, ringraziano. Fare questo ci abitua ad essere sintonizzati con la Dea e ci consente di trasformare in una potente cerimonia sciamanica una cosa altrimenti così “ordinaria” come seminare l’orto.

Salire sulla cima di un vulcano, che sia attivo o meno, è sempre un ‘esperienza mistica. Per i nostri antenati e per molte culture native il vulcano rappresenta l’ingresso agli inframundi, ovvero alle dimensioni parallele. In effetti il vulcano è un tunnel che ci connette direttamente ai messaggi del cuore della Terra. In Italia si può abbastanza agevolmente arrivare in cima al vulcano dell’omonima isola delle Eolie. Si tratta di una salita di circa un’ora e mezza, due se si sale lentamente per ammirare il paesaggio. Raccomando questo vulcano poiché si può salire alla bocca principale senza guida e non è pericoloso. Mentre  sull’Etna e sullo Stromboli non si può arrivare vicino alla bocca centrale senza guida. Sull’Etna però, lungo il cammino a piedi dall’arrivo della funivia verso la cima, è possibile fermarsi in vicinanza di qualche “fumarola”, un punto di emissione di fumi, per celebrare la propria cerimonia. Sul vulcano dell’isola di Vulcano la mia cerimonia è stata quella di girare in senso antiorario lungo il bordo della bocca principale, connettendomi con l’interno e gettando nella grande bocca un’offerta al fuoco di piccoli fiori, grani di sale e di incenso e bucce di arancia che avevo portato con me.

L’Islanda è una terra ricca di vulcani, come il Giappone e il Chile. Ma lo Snaefells – dal quale parte il “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne – è considerato sacro dagli abitanti dell’isola, poiché la convinzione che sia un portale per altre dimensioni o per la Terra Cava è molto radicata. Infatti alle sue pendici vi è un luogo di culto in mezzo a due enormi monoliti basaltici espulsi durante un’eruzione, che si ergono come due colonne in riva al mare. In quel luogo ho visto donne vestite di bianco che portavano in processione canestri di fiori. Lo Snaefells è chiuso con un tappo di terra e neve, ma sottoterra il lavorio del fuoco non si ferma. Dalla sua cima si percepisce sotto i piedi la vibrazione della Madre ed è possibile collegarsi alle sue vene e sentire la sua voce se ci si mette in ascolto, in attitudine meditativa.

Il Monte Amiata, in Toscana, era considerato montagna sacra già dagli Etruschi. Il suo nome era Tuniatus ed era un vulcano. Tutta la montagna è un’unica grande area cerimoniale, poiché ospita acqua calda, megaliti, i 3 minerali alchemici – solfo sale e mercurio – e sorgenti di acqua fredda di incredibile potere nella faggeta. Il versante senese ne è particolarmente ricco. Nella grande faggeta sopra Abbadia San salvatore vi sono angoli carichi di mistero – come i portali megalitici detti la Pietra Porta e il Sasso Porta (si veda il mio articolo su questo stesso sito) – e rocce intorno alle quali gli alberi sorgono a corona, come nicchie di una cattedrale. Camminando in silenzio nella maestosa faggeta di Abbadia e mettendo i piedi nelle piccole sorgenti di acqua fredda, la connessione con gli alberi, gli Spirito del bosco e tutto ciò che vive sulla montagna, è fortissima e immediata. Impossibile non sentire istintivamente il bisogno di offrire tabacco, cantare, pregare e ringraziare per tanta bellezza. La potenza dei vulcani e dei deserti, cioè di aree naturali estreme risveglia nelle nostre cellule il ricordo della nostra stessa potenza. La consapevolezza che siamo composti di pura energia alla quale i nostri pensieri e le nostre credenze danno una forma. Se la permanenza in luoghi bucolici ci porta ad un’attitudine di dolcezza e pace interiore, quella in luoghi estremi stimola il coraggio, la creatività e l’indomabilità. Vi sono molte cerimonie di fuoco tra le popolazioni native : le camminate sui carboni ardenti, le capanne sudatorie, i fuochi rituali dove si brucia il vecchio per dare il benvenuto al nuovo e molte altre. Ma se volete provare a fare da sole preparate una piccola borsa di tessuto (assolutamente non plastica o materiale inquinante) contenente immagini di ciò che volete purificare – foto, piccoli oggetti, foglietti con l’intento – insieme a erbe profumate o grani di incenso e piccoli fiori. Salite in cima a un vulcano – io l’ho fatto sull’Etna – e sedetevi in meditazione vicino a una “fumarola”. Collegatevi al cuore della Madre e quando vi sentite pronte lasciate cadere nella fumarola la vostra borsina, chiedendo al Fuoco della Madre di trasmutare il vostro fardello in nuova energia vitale.

Per chi non può muoversi da casa è possibile creare la propria cerimonia usando un piccolo barbecue (che venga utilizzato solo a scopo cerimoniale e non anche gastronomico) e fare un piccolo fuoco protetto, in giardino, bruciando le cose vecchie e le offerte, in questo caso senza corsettina di stoffa poiché il fuoco sarebbe troppo piccolo per consumarla. Prima che il piccolo fuoco sia spento nel vostro barbecue spirituale, gettatevi sopra i vostri foglietti o le cose di cui volete liberare la vostra vita (raccomando sempre cose piccole) e quando poi rimangono solo le braci vive spargete loro sopra le vostre erbe profumate e offritele agli Spiriti. Mi raccomando non fatelo se c’è vento e rischio di appiccare fuoco coi lapilli. Le cerimonie di offerta al fuoco sono tra le più antiche che l’essere umano abbia celebrato. Non vi è cultura nativa, storica o preistorica, che non benedica i suoi riti e le sue preghiere con un fuoco sul quale vengono gettate offerte che, bruciando, vengono inviate agli Spiriti. Le fumigazioni si effettuano gettando incensi o erbe profumate direttamente sulle braci: le preferite sono la salvia e la lavanda utilizzate per purificare le aree cerimoniali tanto all’aperto quanto al chiuso. Poi ci sono le offerte al fuoco vere e proprie, dove su un piccolo falò (nel mio caso, poiché ci trovavamo in area protetta, il fuoco era stato acceso dentro nel mio “barbecue cerimoniale” per evitare incendi), posto al centro del cerchio sacro, ognuna getta piccolissime quantità di tabacco naturale, riso, grano, sale, zucchero, scagliette di cioccolato, erbe e fiori essiccati, gocce di acqua vibrazionale e piccolissime quantità di latte, birra o vino. Il fuoco consuma tutto e offre agli Spiriti il corrispondente eterico delle sostanze bruciate.

Anche il deserto di sabbia e roccia ha la sua medicina. Aiuta a distaccare la mente dalle forme, dagli oggetti, dai rumori. Da sempre gli anacoreti cercano il deserto per digiunare, meditare e ridurre al silenzio il “dialogo interiore”, quella voce che continua a parlare nella nostra testa come un disco inceppato. Il vento nel deserto è una musica balsamica per l’anima. A volte non serve arrivare fino al deserto. La nostra terra è ricca di spiagge ampie e solitarie, dove sedersi fuori stagione, dando le spalle al mare, e semplicemente ascoltare il vento affondando le mani nella sabbia. Oppure sdraiate concentrandosi completamente su ciò che in quel momento sostiene il nostro corpo, sabbia o roccia che sia. La sabbia è millenaria e proviene dalla frantumazione di rocce che hanno condiviso il trascorrere degli eoni portando fino a noi il messaggio dell’eternità.

Un grande regalo del deserto sono le pietre cariche del senso di eternità e del calore del fuoco interno della terra. Nel deserto tebano ho preso diverse pietre, alcune erano perfette semisfere risultato del raffreddamento repentino di bolle di magma centinaia di migliaia d’anni fa. Quelle pietre, così calde e vive, possono essere utilizzate sul corpo per portare calore nei punti dolenti o sul plesso solare quando si è “scarichi” emotivamente. La terra ci dona meravigliose pietre “preziose” usate in gioielleria, ma anche altrettanto belle e potenti pietre semplici, “plebee”, dotate nondimeno di medicina e memoria. Abituatevi ad osservare le pietre e a raccogliere quelle che vi “chiamano” per usarle nella vita domestica. Ricordate sempre di ringraziare la terra, per ogni pietra o foglia o ghianda che raccogliete, offrendo in cambio una presa di tabacco o di sale se l’avete con voi o anche un po’ d’acqua o un canto o una preghiera.

Gli alberi sono esseri meravigliosi. Alcuni di loro sono Maestri, altri Guardiani. Comunicare con un albero è sempre possibile se si apre il cuore alle percezioni sottili e si spegne la mente. Ascoltare la voce dell’albero zittisce il dialogo interiore che ammorba i nostri neuroni e ci fa comportare come topi sulla ruota. Nella grande famiglia degli alberi ve ne sono alcuni i quali emanano una tale maestà e conoscenza che è impossibile passare loro accanto senza fermarsi ad onorarli e ad ascoltarli. Può sembrare strana l’idea di ascoltare un albero. Eppure provate. Quando camminate nel bosco lasciatevi attrarre da un maestro o da un guardiano. Lo noterete sicuramente se avete il cuore aperto, poiché sarà lui stesso a chiamarvi. Quando lo avrete identificato avvicinatevi e appoggiate le mani sulla corteccia. Presentatevi, ringraziatelo per la sua forza e bellezza. Poi depositate le vostre offerte tra le radici: quantità minime, biodegradabili e senza contenitori.

Le offerte alla terra venivano fatte dai nostri antenati ad ogni semina o raccolto. Era loro abitudine scavare piccole buche e gettarvi latte, grano, miele, per ringraziare la terra dei suoi doni. Dovremmo recuperare questa piccola cerimonia da celebrare ogni volta che chiediamo qualcosa o che raccogliamo qualcosa dalla terra. Le popolazioni native ancora hanno l’abitudine di offrire un po’ di cibo e di bevanda alla terra prima di mangiare, o un po’ di tabacco o foglie di coca all’acqua prima di attraversarla con la barca. Fare le offerte ci mette in una attitudine di connessione, di rispetto, di umiltà e di gratitudine. Il cuore si apre, la creazione entra in noi e sveglia le nostre memorie. Ci connettiamo col divino. Ma le offerte alla terra si fanno anche mentre si cammina semplicemente nel bosco. Io porto sempre con me la mia borsettina di erbe officinali essiccate e quando nel bosco c’è un luogo che mi chiama e dove desidero fermarmi un po’ a pregare la Dea, ne offro un pizzico per dire: Madre, qui è la tua Figlia, che ti riconosce, ti onora e ti ama. Ascoltami Madre, sentimi.

Vi sono anche luoghi dove gli elementi si mescolano, come la scogliera e le falesie di Étretat, in Normandia, dove l’oceano si unisce alle rocce scavando dei veri e propri portali. In quei luoghi si uniscono le forze di tutti gli elementi: acqua e roccia ma anche vento e sole. E proprio in una nicchia scavata nella roccia in quel luogo poderoso mi sono fermata a fare la mia offerta. Con la pratica, fare offerte diventa spontaneo, come salutare e stringere la mano a chi ci sta di fronte. La via sciamanica, sacra, spirituale, si cammina proprio trasformando in cerimonia e momento di consapevolezza ogni azione anche banale della nostra vita. Le offerte aprono il cuore alla gratitudine, sono un modo per onorare la bellezza della Madre e per dimostrarle che le siamo grate di condividerla. E questo mantiene costantemente alta la nostra vibrazione.

Estratto da “Manuale della sciamana moderna”, di Devana (Età dell’acquario 2015)

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