La sciamana moderna – part6

Gli elementi suono e silenzio e le loro cerimonie

Il canto e il suono sono fondamentali nel risveglio delle memorie. Un canto e un suono sacro, ossia creato con intento sacro, di connessione e preghiera, “informano” l’80% di acqua di cui siamo composti. Sappiamo che le molecole d’acqua assorbono la vibrazione emessa dai suoni e dalle forme. Le straordinarie fotografie dello scienziato nipponico Masaru Emoto ci hanno dimostrato senza ombra di dubbio ciò che, già dagli anni ’70, il bioarchitetto italiano Gigi capriolo e il suo staff avevano teorizzato e cioè che l’acqua trattiene le vibrazioni con cui viene in contatto (uno dei miei primi libri, all’inizio degli anni ’80, fu proprio “L’energia segreta dell’acqua” scritto con G.Capriolo). I miracoli dell’acqua sacra, quindi, nascono in realtà da un “semplice” cambio di informazione nelle molecole d’acqua che riempiono le nostre cellule. La vecchia informazione di ignoranza e malattia viene, dal suono, cambiata in una nuova informazione che – a patto che il suono sia puro e sacro – ingloba un messaggio di salute e bellezza.

Ricordare che siamo composti di acqua e che l’acqua viene informata da OGNI tipo di vibrazione – compresi i pensieri e le parole che emettiamo e che ascoltiamo – ci aiuta a discernere con che ambiente vogliamo essere in contatto. Un ambiente di pensieri e parole inquinanti o di suoni distonici provocherà necessariamente un flusso di informazioni negative e limitanti nelle nostre cellule. Il corpo e l’anima si appesantiranno fino ad ammalarsi. Cercate di stare lontani da ambienti di energia pesante. Prendete l’abitudine di purificarvi con docce di acqua pulita, fumigazioni di incenso o palosanto (cedro del libano) e bagni caldi o pediluvi con oli essenziali quando tornate a casa. Camminate  spesso in silenzio nella natura e ascoltate musica positiva. Cantate alla Madre Terra con cuore aperto e grato. Questo vi aiuterà a mantenere uno stato di salute ottimale a tutti i livelli. Il canto sgorga spontaneo dal profondo del cuore quando si è in uno stato di comunione con la natura.

Quando siete in presenza di acque sorgive, in pozzi, fiumi, laghetti o di fronte al mare, cantate la vostra gratitudine e il vostro amore all’acqua. Lasciate semplicemente che dal centro del vostro essere sgorghino spontanei i suoni che creano la vostra personale preghiera e le vostre benedizioni. L’acqua sentirà, memorizzerà questi suoni così puri e li porterà con sé nel suo fluire. Cantare o pregare all’acqua è un modo per contrastare l’inquinamento, per mitigare la pesantezza degli abusi e delle violenze al pianeta, per ricordare alla Madre quanto le siamo grate in ogni momento di questo spazio-tempo che chiamiamo vita terrena. Sedete coi piedi nell’acqua o di fronte ad essa e lasciate le parole sgorgare senza controllarle. Vedrete con l’occhio interiore un dolce flusso di amorevole energia arancione-rosa salire dall’acqua informata dal vostro amore e propagarsi a fontana.

Personalmente approfitto di ogni occasione per collegarmi con l’acqua, per me il più magico e importante. Quando sono di fronte all’acqua io canto. Se ho il tamburo o la campana tibetana o la maraca mi accompagno, altrimenti anche solo battendo le mani o ascoltando il mio respiro assimilarsi al vento, lascio fluire dalla bocca l’enorme fiume di gratitudine, emozione e commozione che scaturisce dal mio essere, consapevole di come io stessa, coi miei pensieri positivi, posso influenzare l’acqua del pianeta. Per questo apro ogni cerimonia e cerchio di condivisione con un semplice canto. E’ un modo delizioso, facile, naturale e sacro di cominciare il momento della connessione al divino. Non occorre essere cantanti provette, basta la purezza dell’intenzione, la leggerezza del cuore e il desiderio di donare alla Madre la propria preghiera in un linguaggio universale, che si può comprendere ai quattro angoli del creato senza bisogno di traduzione.

Il canto e la danza sono espressioni naturali che tutti noi abbiamo per istinto. Sono il sistema più immediato che l’essere vivente ha di contattare la divinità. Anche gli animali danzano e cantano nei momenti importanti della loro vita. Ma a noi queste facoltà sono state bloccate. Ci sono stati consegnati dei modelli, dei canoni, degli stereotipi che decidono chi può cantare, chi può danzare e chi no. E il canto e la danza sono diventati il business dello star system. Dove solo pochi cantano e la grande massa ascolta, guarda e copia. Questo è un sistema limitante e perverso che priva tutti noi del gran piacere e dell’estasi che scaturisce dal danzare e cantare nei momenti in cui vogliamo comunicare con la divinità o con la parte più sottile e pura di noi stessi. Il suono e il movimento non hanno bisogno di traduzioni. Sono un linguaggio universale come ogni forma d’arte. E ogni essere umano ne è dotato in quel 95% di cervello che ha smesso di usare perché qualcuno gli ha detto che “non ha talento”.

Quando siedo in cerchio con le mie sorelle (e fratelli) spirituali, una di noi suggerisce una melodia, poche note. E subito le altre seguono, per istinto. Chi ha con sé uno strumento lo suona. E ciò che ne esce è un canto alla Dea, gioioso o accorato a seconda dell’intenzione, ma sempre spontaneo e perfettamente intonato. Con il canto e il suono nella natura pregavano i nostri antenati: i primi strumenti musicali furono ricavati dalle ossa degli animali. Quando vi trovate in un luogo della natura che cattura il vostro cuore sedete e cantate, offrite il canto alla Dea. Poggiate le vostre mani su un albero che vi chiama, o su una roccia, mettete i piedi nell’acqua, sedetevi sulla spiaggia vicine alle onde, osservate la montagna, ascoltate lo scorrere del fiume e cantate ciò che il vostro cuore prova. Date voce a ciò che la natura vi suggerisce. Date voce al canto della natura per collegarvi a lei e onorarla e ringraziarla. La preghiera – intesa come connessione al divino – diviene immediata attraverso il suono (ossia senza intermediari). Oh quante volte ho sentito dire: “sono stonata” a chi invece ha una bella voce, perché qualcuno glielo ha detto da piccola.

Nel tempo che ho passato con i Mapuche, popolo nativo chileno della regione araucana, mi è stato spiegato che il tamburo, che loro chiamano cultrun, è lo strumento che suonano le donne. Mentre gli uomini suonano una specie di tromba arrotolata che si chiama trutruca. Questo perché il tamburo, con la sua rotondità, rappresenta la forma tipicamente femminile: il ventre gravido. Oggi chiunque può procurarsi un tamburo. Ma nelle culture native possedere e suonare il tamburo è qualcosa di ben specifico, con un significato e una valenza profondi che nulla hanno a che vedere con la festa o il divertimento. Il tamburo è la voce stessa della terra e quando la machi, la sciamana suona il tamburo di fronte a chi sta male, lo fa per dare una voce al dolore cosicché esso possa uscire dal corpo dell’ammalato. Suonare il tamburo per terapia o per cerimonia (ma le due cose dovrebbero essere unite), significa avere ben chiaro il potere del tamburo ed essere pronte e degne dell’onore di suonarlo.

Ho avuto il mio primo tamburo dopo 5 anni di pratiche iniziatiche. Costruito da un fratello del cerchio che frequentavo per sudare ritualmente nella capanna del sudore. Ma per anni non l’ho suonato. Mi limitavo a guardarlo. Non mi sentivo pronta. Poi un giorno sono andata nel bosco, da sola. Mi sono seduta su una roccia e invocando gli Spiriti del luogo ho cominciato a suonare. Il battito del tamburo rimbombava tra i rami ed io mi sentivo come in una cattedrale. Da allora il tamburo mi accompagna sempre in ogni cerimonia. Suonare il tamburo mi aiuta ad entrare immediatamente nel nagual, nell’energia magica e mistica necessaria per cambiare livello di coscienza e operare nel sacro. Come quando con 43 sorelle abbiamo fondato il Cerchio Planetario delle Donne di Conoscenza, suonando il tamburo e danzando spontaneamente, richiamando e risvegliando la memoria della Sacra Femminità, belle, libere, selvagge e potenti.

Il suono sacro crea movimento tra le stringhe di energia di cui è composto l’esistente. Il suono mette in moto la vibrazione che diventa “manifestazione”, ovvero la realtà che percepiamo coi sensi. Mi è capitato a volte di cantare in cerchi dove erano presenti bimbi piccoli o neonati, ancora non “contaminati” da pensieri limitanti e da giudizi preconfezionati. Bene, quei bimbi stavano ad ascoltare estasiati (non perché io sia una grande cantante, ma perché i suoni prodotti dalla mia voce in quel momento erano suoni sacri, che stavano veicolando messaggi di vita e di speranza) e, una volta finito il canto, cercavano di riprodurlo. Quante mamme ricorderanno a questo punto di aver cantato per i loro bambini quando avevano paura o erano malati. Il canto della mamma è terapeutico. Ma anche il nostro canto lo è per la Madre Terra.

Amo andare nella natura e fermarmi vicina all’acqua e cantare. Se ho il tamburo e se sono in compagnia di una sorella spirituale diventa ancora più bello ed emozionante. Cantiamo nella natura per alzare la nostra vibrazione. Per ricordare alla Madre che la amiamo, la ringraziamo, la onoriamo. Per guarire noi stessi riconnettendoci con l’energia della creazione. Per offrire il nostro amore agli Spiriti del luogo e delle direzioni e chiedere la loro benedizione. Per esprimere in modo semplice, diretto e autentico ciò che abbiamo nel cuore. Il canto non deve essere “bello” e non occorre sapere una canzone. E’ sufficiente ascoltare la voce della natura intorno e cominciare ad emettere dei suoni con cuore sincero. I suoni della nostra preghiera. Molte persone usano cantare un mantra, perché si sentono più a loro agio se ci sono parole. Ma non è necessario poiché è il suono quello che conta.

Per molti anni ho “parlato” in pubblico dei temi che stavo studiando e pubblicando nei miei libri. Poi un giorno ho scoperto che cantare rendeva più facile e immediato il trasferimento di informazioni. Comunicavo attraverso il canto ciò che volevo trasmettere e il tutto risultava più facile, veloce e comprensibile, perché si evitava il passaggio mentale. Il potere del suono può essere usato anche per informare l’acqua e trasformarla in “medicina” (nel senso sciamanico del termine, ovvero “conoscenza”). Quando si vuole guarire da qualcosa, che sia fisico, emozionale o spirituale, o quando si ha bisogno di un chiarimento o di un aiuto, si prenda una ciotola di acqua del rubinetto e si parli nella ciotola ad alta voce immaginando di immettere nell’acqua il messaggio di salute o la richiesta di chiarimento. Poi si bevano tre sorsi dell’acqua così informata lasciando che il messaggio trasferito dalla nostra coscienza all’acqua, si propaghi nelle cellule e risvegli le memorie di guarigione, salute e le risposte già contenute in esse.

Il momento del canto, del suono, dell’emissione di onde sonore, è un momento sacro che deve essere ricercato e affrontato in centratura e in grande consapevolezza. Ogni forma pensiero diviene creatrice attraverso il suono ed è per questo che i pensieri, quando si canta o si suona, devono essere positivi e potenzianti. Con questo sistema contribuiremo ad innalzare l’energia del pianeta e ci asterremo dal nutrire il dilagante panorama di desolazione e dolore dovuto alla grande massa di pensieri e parole negative che ogni giorno escono a migliaia da bocche inconsapevoli. Inoltre innalzeremo la vibrazione della nostra stessa esistenza trasferendoci, un po’ alla volta, nella dimensione magica (la quinta dimensione), per periodi di tempo sempre più lunghi, verso la stabilità totale. Cantare e suonare in modo sacro è un canale efficacissimo per cambiare la qualità della nostra vita. Cantate anche mentre cuocete il pane, mentre fate il bucato, mentre andate al lavoro. Siate grate alla Vita ed esprimete la vostra gratitudine con un canto.

Anche il silenzio è un suono, e si può collegare alla contemplazione. Non si tratta del silenzio della bocca, ma di quello della mente. La contemplazione è una meditazione a occhi aperti. Quando ci troviamo in luoghi di grande energia e bellezza anche solo l’osservare ci porta in uno stato di calma e ricettività. I pensieri si placano, le onde cerebrali rallentano come pure il respiro. Spesso in natura si trovano “portali”: due colonne di roccia in mezzo al mare o nel bosco, dalle quali si può accedere alle altre dimensioni e agli universi paralleli. Ovviamente, il trasferimento non avviene in senso fisico ma solamente con la visione, poiché il corpo rimane seduto. Ma la percezione viene spostata su altri piani e le intuizioni cominciano ad arrivare velocissime. Risposte, chiarimenti, ricordi, visioni. Lo stato contemplativo offre questa possibilità poiché è un’attitudine che ci consente di svuotarci completamente dal nostro sistema di credenze e di zittire il dialogo interiore.

Il mare è un luogo privilegiato per scendere nelle profondità di noi stesse. E’ lo stesso ritmico suono delle onde che ci conduce al rilassamento dei pensieri, del respiro e dei muscoli. Permettete al suono dell’acqua di “sciacquarvi” l’anima e di condurvi al centro del vostro essere. E quando avrete perso la sensazione del corpo, del suo peso, della sua fatica, lasciate libero lo spirito. Permettete all’anima di volare leggera e di ossigenarsi. E contemporaneamente restate in ascolto in silenzio. Osservare le meraviglie della natura alza la nostra vibrazione. E se alla semplice osservazione aggiungiamo la gratitudine, l’amore per il Creato e la commozione, la vibrazione diventa altissima e succede che un breve periodo trascorso osservando il mare dall’alto di una scogliera porti più ricchezze di mesi di studio e pratica al chiuso. Dove gli elementi si incontrano, lì c’è la Dea e lì troviamo conforto nutrimento e riposo. Questa è la preghiera della sciamana.

Naturalmente ci sono luoghi preposti alla meditazione e alla contemplazione. Il Giappone ne è ricchissimo. I templi giapponesi sono luoghi di tale bellezza che non si vorrebbe mai più lasciarli. Pur avendo io un approccio molto concreto e attivo alla via sciamanica, la contemplazione dei giardini del tè a Kyoto mi privava di ogni volontà di azione. Restavo ore immobile a guardare, riempiendomi di quella leggiadra bellezza, lasciando che il mio corpo riposasse, come un gigante stanco, mentre io “punto di luce” mi beavo della visione di una natura perfetta. Però non occorre andare fino in Giappone. Create nel giardino di casa vostra, o nel salotto con l’aiuto di piante in vaso, ciotole e una fontanella a riciclo, un angolo di perfezione dove al verde si mescolino pietre, sabbia, oggetti sacri. Compratevi un manuale o consultate un sito internet per crearvi il vostro giardino del tè e sperimentate la contemplazione. Nutrite la vostra anima. Infine un altare è il più “ovvio” luogo di contemplazione che si possa immaginare. 

Estratto da “Manuale della sciamana moderna”, di Devana (Età dell’acquario 2015)

FINE

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